Stasera ho paura. Sì, paura.
Ogni tanto mi succede. Mi metto a letto, e comincio a pensare a quanto sia assurdo morire.
Nel corso della mia vita, mi sono posto degli obiettivi, mi sono impegnato per raggiungerli, ho provato dei sentimenti. E continuerò a farlo, finchè poi, un giorno, tutto svanirà, così, come se niente fosse.
Immmagino spesso la mia morte, e mi terrorizza. Tutto ad un tratto, sparirò dal mondo, insieme a tutto ciò che avrò fatto e a tutti i miei ricordi.
Non sono credente, non riesco proprio ad immaginare che, una volta morto, potrei essere sottoposto ad un grande processo, diretto dal giudice supremo, che valuterà se sbattermi in galera o se mandarmi a scorrazzare in giro per l’eden. Credo semplicemente che, quando verrà il momento, tutto sparirà, senza che io possa nemmeno accorgermene.
Mi viene da pensare, quindi, al perchè sto facendo determinate cose. Sto preparando degli esami, mi sto impegnando nello studio: un giorno prenderò una laurea, inizierò a lavorare, magari sposerò una donna e farò dei figli, viaggerò, farò un sacco di cose; per poi, tutto ad un tratto, svanire nel nulla.
E, per me che sarò svanito, sarà come se non avessi mai fatto niente: mi sentirò esattamente come tutti gli altri che sono morti, mi sentirò nello stesso modo in cui si sente un prete, un contadino, un serial killer, un gatto, un cane.
Sarò morto.
Non potrò ricordare niente di me stesso, non avrò più il controllo del mio corpo, nè della mia mente. E, siccome sono, e sarò anche allora abituato ad esistere, sarà un bello shock.
Tutto ciò mi porta a chiedermi per quale motivo fare dei sacrifici e rompersi il cazzo, per quale motivo inseguire un sogno, cercare di realizzarsi, se un giorno tutto questo non avrà più importanza?
La vita è una sola e bisogna godersela, ho sempre sentito dire. E per quale motivo dovrei cercare di godermi la vita, se quando morirò mi sentirò esattamente come si sente un disgraziato che si è buttato dal terrazzo perchè non ne poteva più di stare al mondo?
E’ una brutta domanda, una di quelle che non ti fanno dormire.
Invidio i credenti, loro una questione del genere non se la pongono nemmeno. sono convinti che, quando il Signore li chiamerà, saranno valutati da un’autorevole commissione, che deciderà la loro eventuale ammissione al Regno dei Cieli. Nemmeno fosse un’Università.
In pratica, loro cercano, durante tutta la vita, di accattivarsi il favore del grande capo, essendo sicuri che, nel momento decisivo, egli li ricompenserà per l’ottimo lavoro svolto. Sono certi che, se si comporteranno bene in quel grande esame che è l’esistenza, potranno vagare per l’eternità in un luogo celestiale, dove non esistono sofferenze o difficoltà.
Sai che palle!
Cosa si fa in paradiso? si gioca a carte? ci si raccontano le barzellette? si guarda il dvd con la storia della propria vita?
Ecco dunque la gran prospettiva che il paradiso pone davanti: non fare un cazzo per l’eternità.
Fannulloni!
E l’inferno? Tutti i cattivoni spediti sotto terra, a bruciarsi le chiappe, assillati da un caprone rosso munito di ali e tridente che li punzecchia facendogli ricordare quanto stronzi sono stati nella vita terrena. Ma che storia è?
Una storia che poteva andare bene 2000 anni fa, non ora. Poteva andare bene quando le persone erano così ignoranti da credere a tutto ciò che gli veniva detto, quando non erano capaci di porsi delle domande, di cercare di dare un senso alle cose.
Vogliono farci credere che la vita sia un grande gioco a premi, dove se vinci vai per aria a non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre se perdi vai a patire caldo sottoterra. E se pareggi?
Vai in purgatorio, a fare qualcosa di non ben precisato, un qualcosa che suona più o meno come espiare le proprie colpe senza che qualche caprone rosso alato ti assilli, in attesa di andare a far baldoria in paradiso. Hanno pensato proprio a tutto.
Ecco, sono arrivato al punto che speravo quando ho iniziato a scrivere questo delizioso coso: non ho più paura di morire, adesso posso ficcarmi nel mio letto ed iniziare a dormire.
Pubblicato da grappaevvinci
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