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	<title>Grappa e Vinci - Il blog più indicato per l'autoerotismo</title>
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		<title>Grappa e Vinci - Il blog più indicato per l'autoerotismo</title>
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		<title>Paura di morire. Anzi, no. Boh.</title>
		<link>http://grappaevvinci.wordpress.com/2008/05/30/paura-di-morire-anzi-no-boh/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2008 11:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grappaevvinci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stasera ho paura. Sì, paura.
Ogni tanto mi succede. Mi metto a letto, e comincio a pensare a quanto sia assurdo morire.
Nel corso della mia vita, mi sono posto degli obiettivi, mi sono impegnato per raggiungerli, ho provato dei sentimenti. E continuerò a farlo, finchè poi, un giorno, tutto svanirà, così, come se niente fosse.
Immmagino spesso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=16&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Stasera ho paura<strong></strong>. Sì, paura.<br />
Ogni tanto mi succede. Mi metto a letto, e comincio a pensare a quanto sia assurdo morire.<br />
Nel corso della mia vita, mi sono posto degli obiettivi, mi sono impegnato per raggiungerli, ho provato dei sentimenti. E continuerò a farlo, finchè poi, un giorno, tutto svanirà, così, come se niente fosse.<br />
Immmagino spesso la mia morte, e mi terrorizza. Tutto ad un tratto, sparirò dal mondo, insieme a tutto ciò che avrò fatto e a tutti i miei ricordi.<br />
Non sono credente, non riesco proprio ad immaginare che, una volta morto, potrei essere sottoposto ad un grande processo, diretto dal giudice supremo, che valuterà se sbattermi in galera o se mandarmi a scorrazzare in giro per l&#8217;eden. Credo semplicemente che, quando verrà il momento, tutto sparirà, senza che io possa nemmeno accorgermene.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi viene da pensare, quindi, al perchè sto facendo determinate cose. Sto preparando degli esami, mi sto impegnando nello studio: un giorno prenderò una laurea, inizierò a lavorare, magari sposerò una donna e farò dei figli, viaggerò, farò un sacco di cose; per poi, tutto ad un tratto, svanire nel nulla.<br />
E, per me che sarò svanito, sarà come se non avessi mai fatto niente: mi sentirò esattamente come tutti gli altri che sono morti, mi sentirò nello stesso modo in cui si sente un prete, un contadino, un serial killer, un gatto, un cane.<br />
Sarò <em>morto.</em><br />
Non potrò ricordare niente di me stesso, non avrò più il controllo del mio corpo, nè della mia mente. E, siccome sono, e sarò anche allora abituato ad esistere, sarà un bello shock.<br />
Tutto ciò mi porta a chiedermi per quale motivo fare dei sacrifici e rompersi il cazzo, per quale motivo inseguire un sogno, cercare di realizzarsi, se un giorno tutto questo non avrà più importanza?<br />
<em>La vita è una sola e bisogna godersela</em>, ho sempre sentito dire. E per quale motivo dovrei cercare di godermi la vita, se quando morirò mi sentirò esattamente come si sente un disgraziato che si è buttato dal terrazzo perchè non ne poteva più di stare al mondo?</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; una brutta domanda, una di quelle che non ti fanno dormire.</p>
<p style="text-align:justify;">Invidio i credenti, loro una questione del genere non se la pongono nemmeno. sono convinti che, quando il Signore li chiamerà, saranno valutati da un&#8217;autorevole commissione, che deciderà la loro eventuale ammissione al Regno dei Cieli. Nemmeno fosse un&#8217;Università.<br />
In pratica, loro cercano, durante tutta la vita, di accattivarsi il favore del grande capo, essendo sicuri che, nel momento decisivo, egli li ricompenserà per l&#8217;ottimo lavoro svolto. Sono certi che, se si comporteranno bene in quel grande esame che è l&#8217;esistenza, potranno vagare per l&#8217;eternità in un luogo celestiale, dove non esistono sofferenze o difficoltà.<br />
Sai che palle!<br />
Cosa si fa in paradiso? si gioca a carte? ci si raccontano le barzellette? si guarda il dvd con la storia della propria vita?<br />
Ecco dunque la gran prospettiva che il paradiso pone davanti: non fare un cazzo per l&#8217;eternità.<br />
Fannulloni!</p>
<p style="text-align:justify;">E l&#8217;inferno? Tutti i cattivoni spediti sotto terra, a bruciarsi le chiappe, assillati da un caprone rosso munito di ali e tridente che li punzecchia facendogli ricordare quanto stronzi sono stati nella vita terrena. Ma che storia è?<br />
Una storia che poteva andare bene 2000 anni fa, non ora. Poteva andare bene quando le persone erano così ignoranti da credere a tutto ciò che gli veniva detto, quando non erano capaci di porsi delle domande, di cercare di dare un senso alle cose.<br />
Vogliono farci credere che la vita sia un grande gioco a premi, dove se vinci vai per aria a non fare un cazzo dalla mattina alla sera, mentre se perdi vai a patire caldo sottoterra. E se pareggi?<br />
Vai in purgatorio, a fare qualcosa di non ben precisato, un qualcosa che suona più o meno come espiare le proprie colpe senza che qualche caprone rosso alato ti assilli, in attesa di andare a far baldoria in paradiso. Hanno pensato proprio a tutto.<br />
Ecco, sono arrivato al punto che speravo quando ho iniziato a scrivere questo delizioso coso: non ho più paura di morire, adesso posso ficcarmi nel mio letto ed iniziare a dormire.</p>
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		<title>Un sospiro, e poi giù nei polmoni</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Dec 2007 02:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grappaevvinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[davidoff]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
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		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[sigarette]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una sigaretta.
Posso concedermela, pensò.
Le fiamme lambirono la sua Davidoff, facendola ardere. Un sospiro, e poi giù nei polmoni.
Notte fonda, ormai. Dal quel terrazzo, Travis poteva godere di una discreta panoramica della sua città. Sua, per modo di dire. Sentiva di non avere nessun tipo di legame con quel posto.
Fra le strade, penetrava il silenzio. Nessun cenno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=14&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#333333;font-family:'Calibri','sans-serif';"></span></p>
<p><span style="color:#333333;font-family:'Calibri','sans-serif';">Una sigaretta.<br />
<em>Posso concedermela, </em>pensò.<br />
Le fiamme lambirono la sua Davidoff, facendola ardere. Un sospiro, e poi giù nei polmoni.<br />
Notte fonda, ormai. Dal quel terrazzo, Travis poteva godere di una discreta panoramica della sua città. Sua, per modo di dire. Sentiva di non avere nessun tipo di legame con quel posto.<br />
Fra le strade, penetrava il silenzio. Nessun cenno di vita, nessun leggero movimento, eccetto per i lamenti di qualche pennuto.<br />
<i>L&#8217;atmosfera ideale</i>.<br />
Inspirò nuovamente. Un piacere caldo e fresco insieme gli rimbalzava dentro ai polmoni, rilassandolo;ormai era pronto.<br />
Placò l&#8217;ardere della sua piccola amica premendola contro il vetro del suo portacenere, prese le chiavi della moto, ed uscì.<br />
Aveva immaginato milioni di volte quella serata:si può dire che la preparava da una vita. Un brivido di eccitazione lo pervase, mentre pensava a ciò che stava per fare.<br />
Quante giornate passate a fantasticare su quel giorno, mentre era apparentemente assorto nel suo lavoro. Quante volte si era chiesto se avrebbe mai davvero trovato il coraggio di fare quel passo, quel passo che lo avrebbe reso di nuovo libero. Il telefono, che squillava di continuo, poteva distrarlo solo provvisoriamente. Gli impegni, i viaggi e i traguardi raggiunti non riuscivano a fare di più.<br />
Spesso si soffermava a pensare a ciò che stava facendo, e al perchè lo stesse facendo:vale davvero la pena di dedicare la propria vita ad incrementare il proprio portafogli, mangiare in un ristorante di lusso e scoparsi qualche fighetta che nel tuo letto non cerca esattamente la passione?<br />
No, era la risposta alla quale era giunto.<br />
Il piccolo segmento di metallo perforò la sua incavatura corrispondente. Un rapido giro verso destra, giù la frizione e dentro la prima. Travis partì, e subito il vento iniziò a coccolare i suoi lunghi capelli castani, dandogli quella sensazione che tanto gli piaceva.<br />
Proprio per questo odiava il casco. Gli impediva di vivere a pieno quei momenti. Quella sera, non se lo era neanche portato dietro.<br />
Percorsi pochi metri, si girò indietro, e notò del fumo uscire dal piano superiore della sua villa. Sorrise di gusto, e diede gas.<br />
Lo stava facendo, lo stava facendo davvero. Era l&#8217;emozione più forte che avesse mai provato, più forte di qualsiasi donna, più forte di qualsiasi droga. Era il sapore della libertà.<br />
Ma per completare il suo personalissimo mosaico, aveva bisogno di un altro paio di tasselli.<br />
In breve tempo, si ritrovò davanti al grattacielo che ospitava il suo ufficio. Il posto dove, da ormai dieci anni a questa parte, entrava quando la città dormiva e usciva quando questa stava per andare a coricarsi. La sua seconda gabbia.<br />
Come si aspettava, non c&#8217;era nessuno, a parte il portiere in stato di dormiveglia che lo salutò appena.<br />
Travis entrò, andò verso l&#8217;ascensore e ci salì sopra. <i>E&#8217; l&#8217;ultima volta</i>, pensò. Schiacciò l&#8217;undicesimo tasto, ed attese.<br />
Arrivato a destinazione, guardò la porta del suo ufficio. Una forte sensazione di rabbia lo stava pervadendo.<br />
Entrò, accese l&#8217;interruttore principale, e si diresse verso il suo pc. Ultrapiatto, ultramoderno, ultratutto. Afferrò con forza la torre, la aprì, tirò fuori l&#8217;hard disk e lo infilò nello zainetto.<br />
<i>A te penserò dopo</i>.<br />
Spense le luci, chiuse la porta, e ritornò dentro all&#8217;ascensore, del quale schiacciò il pulsante in corrispondenza del numero zero.<br />
Uscì rapidamente dal grosso palazzo, e rimontò in sella all&#8217;amata moto. Ormai, mancava solo un ultimo tassello.<br />
L&#8217;abitazione di Thomas, l&#8217;amico di sempre, distava giusto pochi isolati, che Travis percorse a gran velocità.<br />
Si fermò in prossimità della cassetta delle lettere, prese lo zainetto e vi estrasse una busta, totalmente bianca, ed una cartolina di Panama.<br />
Si, Panama. Il paese sul quale lui e Thomas fantasticavano fin da ragazzi, il posto in cui dicevano sempre di voler andare ad abitare.<br />
Prese la penna, e ne premette la punta contro il retro della turistica immagine, tracciando, con la sua mano mancina, la parola &#8220;Santiago&#8221;.<br />
Fatto questo, inserì la bella foto nella busta, e la imbucò.<br />
<i>Ora posso andare</i>.<br />
Guardò l&#8217;ora. Non mancava molto:la sua nave stava per salpare, e non poteva certo farlo senza di lui.<br />
E non lo fece:Travis arrivò per tempo nella grande stazione portuale. Presentò biglietto e documento, caricò la moto, e salì sulla grossa imbarcazione.<br />
Una volta a bordo, guardò divertito il suo nuovo documento d&#8217;identità.<br />
&#8220;Santiago Munoz&#8221;.<br />
Quante avventure avevano fatto vivere, lui e Thomas, a quel Santiago Munoz. &#8220;Sarà il protagonista del nostro romanzo&#8221;, dicevano sempre.<br />
La nave salpò, e Travis sentì, finalmente, di avercela fatta.<br />
Non si era ancora chiesto cosa avrebbe fatto, o a chi si sarebbe rivolto;l&#8217;unica cosa che gli interessava, era andarsene. Per vivere finalmente senza prigioni o impedimenti, per riniziare da zero.<br />
Provò una sensazione intensa, indescrivibile, unica;la libertà.<br />
Quando la barca ebbe preso abbastanza il largo, Travis prese l&#8217;hard disk e lo lasciò cadere nel vuoto, in mezzo all&#8217;oceano.<br />
Guardò in basso, e vide, in quel tratto di mare illuminato dalle luci di posizione, i cerchi formarsi sull&#8217;acqua in seguito all&#8217;impatto. Si gustò la scena, soddisfatto.<br />
Tirò fuori il suo pacchetto di sigarette, e vi guardò dentro:ce n&#8217;era rimasta solo una, la più buona.<br />
Mettendola in bocca, alzò lo sguardo, ed osservò lo spettacolo notturno che la città offriva. Lo trovò suggestivo, anche un po&#8217; malinconico:da sempre, era attratto da come le città si mostrano di notte.<br />
&#8220;L&#8217;ho fatto, davvero&#8221;.</span><span style="color:#333333;font-family:'Calibri','sans-serif';"> </span><span style="color:#333333;font-family:'Calibri','sans-serif';">Le fiamme lambirono la sua Davidoff, facendola ardere. Un sospiro, e poi giù nei polmoni.<span style="font-family:'Calibri','sans-serif';"></span></p>
<p></span></p>
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		<title>Romanzo Boh: capitolo II</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2007 12:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grappaevvinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Quel giorno la mia classe faceva più schifo del solito. Sì, perché proprio quella mattina sarebbero iniziati i lavori per il re-imbiancamento delle pareti, logorate da anni di pallonate, buchi e bruciature dovute probabilmente a qualche gonzo che si era divertito a fare il falò incendiando il bianchetto.
Ovviamente, io di questi lavori non sapevo niente. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=12&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Quel giorno la mia classe faceva più schifo del solito. Sì, perché proprio quella mattina sarebbero iniziati i lavori per il re-imbiancamento delle pareti, logorate da anni di pallonate, buchi e bruciature dovute probabilmente a qualche gonzo che si era divertito a fare il falò incendiando il bianchetto.</font></span></span></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Ovviamente, io di questi lavori non sapevo niente. Credo che nei giorni precedenti l’avessero detto una miriade di volte, ma probabilmente ero troppo impegnato a fare i disegnini sul banco per accorgermene. Io amo disegnare sul banco, mi appaga. In quel periodo, poi, mi soddisfaceva ancor più: realizzavo, oltre alle consuete porno caricature dei professori, anche deliziosi quadretti raffiguranti le mie fantasie più macabre, con protagonista, solitamente, il Bianchetti, che era sempre al centro dei miei pensieri omicidi. </font></span></span></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Entrato in classe, provai un reale sdegno alla vista di tutti i miei compagni in tenuta da piccolo imbianchino, che si muovevano per la classe operosi. Sembrava che a loro importasse davvero qualcosa di ridipingere quell’aula marcia, e magari non pensavano nemmeno al fatto che tempo due anni e sarebbe ritornata come prima, o peggio, se possibile. </font></span></span></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">I miei laboriosi compagni, appena mi videro, mi rivolsero occhiate colme di disprezzo. Vedendomi sprovvisto della tenuta da piccolo imbianchino, capirono che mi ero dimenticato del grande appuntamento, per il quale loro stavano facendo il conto alla rovescia da almeno una decina di giorni. Me li immaginavo, lì a godere per un giorno di vacanze (anche se a me sembravano più lavori forzati), mentre guardavano un po’ di merda in tv liberi dal pensiero dei compiti. </font></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">A me, se non si fosse ancora capito, di quei lavori non importava proprio un accidente. Preferivo di gran lunga l’aula nello stato in cui si trovava, con quell’aria vissuta e consumata. Inoltre, avrei dovuto dire addio alle preziose scritte sui muri, che catturavano la mia attenzione durante i miei viaggetti mentali quotidiani. La decisione, però, era ormai stata presa e, volente o nolente, dovevo accettare di vedere la classe ridipinta di un orribile arancione.</font></span></span></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Colore, questo, che, da quanto avevo sentito dire, stimola il nervosismo. Proprio ciò che più mi serviva: sembrava che il mondo stesse incentivando l&#8217;inizio della mia carriera di serial killer. </font></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">La mia reazione al disdegno manifestato nei miei confronti fu di fuggire da quel posto. Mentre mi stavo incamminando verso le scale, però, venni intercettato e<span>  </span>fermato dalla professoressa che si occupava del’organizzazione, la signorina (benché ormai 55enne) Lucia Cammarata. Questa era indubbiamente la persona più squallida che si potesse incontrare nella mia scuola: insegnante di matematica da 30 anni, aveva come unico sbocco sociale le mattinate passate a tormentare dei ragazzi in quell’odioso edificio.</font></span></span></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">La Cammarata rappresentava il perfetto stereotipo della prof. di Matematica:alta poco più della cattedra, i suoi capelli erano radi e tinti di un rosso sbiadito, mentre la sua faccia aveva evidentemente<span>  </span>perso la lotta con la forza di gravità già da qualche anno. Ciononostante , passava ore a truccarsi, anche nel bel mezzo della lezione: abusava soprattutto del rossetto, che si spiaccicava a caso sulle sue labbra strette ed appena accennate. La signorina Lucia condiva il tutto con un’acidità d’animo e un’ignoranza che, prima di conoscerla, pensavo potessero difficilmente essere di questo mondo. La frustrazione per una vita passata in quel modo l’aveva resa una pessima insegnante, oltre che una sorta di strega dalla quale tutti si tenevano a debita distanza. </font></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Le sue performance in classe erano riprovevoli:oltre alla già citata passata di rossetto, la Cammarata si esibiva anche nella “fuga dei piedi dalle scarpe”, con la quale mostrava agli alunni le sue unghie dei piedi completamente distrutte, aguzze e sporche, e nella “colata del trucco”, quando il clima in aula si faceva rovente e il suo discutibile make up cominciava a grondarle da ogni zona del viso. </font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Davvero una bella donna, non c’è che dire. </font></span></span></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Da qualche anno, a scuola girava la voce che fosse vergine. Cosa che non mi avrebbe affatto stupito, in quanto avevo sempre pensato che da giovane non fosse stata molto più appetibile. Ciò che era certo è che era zitella e che l’unica compagnia maschile della quale si poteva avvalere era il malcapitato gatto che girava per casa sua. </font></span></span></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Ma torniamo a quella mattina:Mariangela (come era stata soprannominata in onore della figlia di Fantozzi, della quale era una versione over 50) mi bloccò proprio mentre stavo decidendo cosa fare della mia mattinata, vista la mia auto-sospensione dai lavori di restauro della classe. Mi propinò uno di quei discorsi che in vita mia avevo già sentito milioni di volte, di quelli del tipo “sei un indisponente, non lavori, non ti impegni, non te ne frega niente”, ossia uno di quelli che permettevano alla mia mente di ideare nuove cruente storie. Quella volta, immaginai di bruciare la Cammarata, approfittando di un suo momento di disattenzione nel bel mezzo della preparazione di un diabolico intruglio e gettandola con precisione all’interno del suo pentolone.</font></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Finito il mio macabro clip, la prof stava ancora parlando:questa era l’unica in grado di sconfiggermi, costringendomi, in un modo o nell’altro, ad ascoltarla. Le parole che riuscii a comprendere furono “e ora vai di là e lavora, sfaticato”. </font></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Così, fui costretto a rimanere a scuola tutta la mattina. Anche se, come prevedibile, dei lavori non mi interessai minimamente.  Passai dunque quasi tutte le 6 ore a duellare col bidello a sudoku, facendo solo qualche pausa di tanto in tanto per osservare i miei compagni al lavoro e studiare qualche metodo per boicottarli, magari anche in orario extrascolatisco.</font></span></span></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Terminata la giornata scolastica, andai alla fermata dell’autobus, dove, immancabile, mi attendeva il Bianchetti, carico di nuove orribili storie da propormi. Cercai di evitarlo, gettandomi nel marasma di persone che attendevano l’arrivo del mezzo, ma non ci fu verso. Senza che nemmeno me ne accorgessi, me lo ritrovai accanto che mi parlava delle sue idee per tinteggiare meglio le pareti (evidentemente era periodo di imbiancature) e dei suggerimenti che avrebbe per il capo del governo per rendere migliore il servizio di trasporti pubblici. Che idiota. </font></span><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">In quel terribile tragitto, non riuscii nemmeno a dar sfogo a una delle mie avventure virtuali:ero troppo nervoso per immaginare, volevo agire. Per un attimo pensai di tirargli un pugno sul naso, con tutta la rabbia che avevo in corpo, ma mi trattenni. Per far star zitto Bianchetti, ci voleva una cannonata nello stomaco, ed io, per il momento, ero sprovvisto di un cannone. </font></span></span></p>
<p><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">In ogni caso, non sono mai stato un violento, o, perlomeno, mai nella vita reale. Fino a quel momento, avevo sfogato tutti i miei rancori nell’immaginazione, anche se stavo cominciando a sentire che non mi bastava più, che avevo bisogno di tirar fuori ciò che avevo dentro. Mi sarei potuto costruire un paio di pupazzi raffiguranti Alessio e la Cammarata, per potermici sfogare contro e magari fargli anche qualche voodoo, ogni tanto. Era un’idea.</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"> </span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"></p>
<p align="justify" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Per il momento, urlai al mio fastidioso compare di lasciarmi in pace e cambiai posto sull’autobus, andando il più lontano possibile da lui. Funzionò:mi calmai quasi subito, ed arrivai tranquillamente alla mia fermata. Sceso dall’autobus, mi avviai verso casa. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-align:justify;margin:0 0 10pt;" class="MsoNormal"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Un luogo che, ultimamente, non era molto meglio della scuola. </font></span></p>
<p></span></p>
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		<title>Romanzo Boh: capitolo I</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Dec 2007 22:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grappaevvinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Esordio]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi svegliai presto, quella mattina. Non che solitamente mi alzassi tardi in quel periodo, visto che era appena cominciato l’anno scolastico. Il mio ultimo anno scolastico.
Già. Dopo 13 anni di elementari, medie e superiori, stavo finalmente per arrivare al traguardo. Sempre che ci fossi arrivato, a questo traguardo. Erano ormai 2 settimane che ogni mattina [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=10&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Mi svegliai presto, quella mattina. Non che solitamente mi alzassi tardi in quel periodo, visto che era appena cominciato l’anno scolastico. Il mio ultimo anno scolastico.</font></span></span></p>
<p><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Già. Dopo 13 anni di elementari, medie e superiori, stavo finalmente per arrivare al traguardo. Sempre che ci fossi arrivato, a questo traguardo. Erano ormai 2 settimane che ogni mattina mi alzavo e andavo in quello squallido edificio che è la mia scuola, ma era come se fossi ancora in vacanza.<br />
</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">La sera tiravo tardi, uscivo sempre e bevevo sempre. I miei non mi dicevano niente, e questo, se da una parte mi faceva piacere, dall’altra mi faceva davvero incazzare. Mi sentivo abbandonato a me stesso, come se, per loro, fossi una sorta di cane. Anzi, forse meno di un cane:nessuno mi portava mai fuori a fare i bisogni o a cercare una femmina scodinzolante. Per i miei ero una sorta di ospite, diciamo.</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></font></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></font></span></font></span></font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"> </font></span></font></span></font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></font></span></font></span></font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Ad ogni modo, quell’anno della scuola non me ne fregava proprio un cazzo. Eppure, mi dicevano tutti, “ormai sei a fine, fai l’ultimo sforzo e basta”. Ma io non ci sentivo, e ormai avevo deciso: quell’anno avrei sollazzato. <span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Inoltre, dentro di me sentivo qualcosa di strano, una sorta di nervosismo persistente ed irrefrenabile, che si traduceva spesso in odio per chi mi circondava. Se qualcuno, per strada, in classe, in autobus o da qualunque altra parte mi rivolgeva parola trascinandomi in conversazioni banali e ripetitive, io desideravo la sua morte, e non è un modo di dire. Immaginavo esattamente tutta la scena:la mia entrata in azione vestito come un samurai, lo sguainamento della spada e la flagellazione del nemico. Queste fantasie riuscivano a placare il mio sentimento di odio verso l’insulso interlocutore di turno, anche grazie al fatto che, mentre le costruivo, riuscivo a non captare la minima parola del suo inutile discorso. </font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Chiunque riusciva a darmi sui nervi:i miei amici, i miei genitori, le ragazze con cui uscivo, quelle con cui non uscivo, i professori, i bidelli, i baristi. Il mondo mi dava sui nervi. La vita mi dava sui nervi.</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Comunque sia, quella mattina, una volta uscito di casa, mi diressi alla fermata dell’autobus, dove avrei presumibilmente incontrato il primo squallido esserucolo della mia fottuta giornata.</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"> </font></span></font></span></font></span></font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Ovviamente, fu così: seduto ad aspettare il sempre gremito mezzo pubblico c’era quell’idiota di Alessio Bianchetti, con il quale condividevo la breve attesa dell’autobus da circa 5 anni. Era veramente un pessimo esemplare di essere umano, il Bianchetti: era basso, aveva capelli lunghi e perennemente sporchissimi e la sua faccia era una collezione di vulcani gialli e rossi pronti ad esplodere da un momento all’altro. </font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></font></span></font></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></font></span></font></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></font></span></font></span></font></span></font></span></font></span></span></font></span></font></span></font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></font></span></font></span></font></span></font></span></font></span></span></font></span></font></span></font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Come se non bastasse, il “ragazzo” in questione aveva sempre, e sottolineo sempre, le unghie lunghe. Io ODIO i maschi con le unghie lunghe. Per me sono sinonimo di sporcizia, di assenza totale di igiene, oltre che orribili alla vista. <span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Il piccolo mostro mi salutò col solito grugnito, e fortunatamente il nostro numero 12 arrivò subito. Salimmo, ed Alessio mi si appiccicò subito dietro. Emanava un odore fastidioso, un misto fra naftalina e scurreggie. Iniziò subito a parlarmi, come da copione.</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"> <span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Sì, perché Alessio Bianchetti era uno di quei tipi logorroici che se non li fermi subito, quando sono appena all’inizio dei loro logoranti discorsi, non te li togli più di dosso per almeno 2 ore buone. Nei suoi comizi, spaziava fra vari temi, come la politica, lo sport, la religione e la cronaca, trattandoli tutti con superficialità, presunzione e, soprattutto, un’ignoranza cressa, degna dell’uomo di Neanderthal (quale probabilmente era). </font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Ecco, questo era uno di quei momenti in cui le mie fantasie omicide prendevano il largo:quella volta non fermai subito, come facevo solitamente, il fiume di parole che il Bianchetti faceva sgorgare dalla sua lurida bocca, ma lo feci partire in quarta e poi mi lasciai abbandonare ai miei macabri pensieri. Mi immaginai con indosso un’armatura da cavaliere medievale, munito di spada e di destriero, mentre sfidavo a duello il mio insulso dirimpettaio, mutilandolo senza pietà fino a decapitarlo con una mossa d’autore. </font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Ah, mi sentivo già meglio.</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Tornato nel mondo reale, realizzai che la mia fantasia era stata ancor più funzionale del solito, in quanto era durata per tutto il viaggio:l’autobus si era appena fermato i gli altri ragazzi che lo affollavano stavano scendendo e incamminandosi verso la scuola. Approfittai allora della confusione per scrollarmi di dosso Bianchetti, al quale assestai una gomitata nello stomaco mentre stavamo uscendo dal mezzo. Così, per rendere un po’ più reale la mia fantasia. </font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Mi diressi allora verso la scuola, che distava circa 100 metri dalla fermata. Arrivato davanti al portone, realizzai di non avere la cartella. <span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Un vero idiota.</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"> <span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Beh, poco male, mi dissi. Tanto, anche se l’avessi avuta, non l’avrei praticamente aperta, se non per ficcarci dentro la testa di qualche scassa palle. Entrai dunque nel mio istituto, camminando leggero e libero da zavorre. Ero quasi di buon umore.</font></span></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></font></span></font></span></font></span></span></font></span><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><font face="Calibri"></p>
<p align="justify"><span style="line-height:115%;font-family:'Times New Roman','serif';"><span style="font-size:12pt;line-height:115%;"><font face="Calibri">Lo sarei stato ancora per poco.</font></span></span></p>
<p></font></span></font></span></font></span></span></font></span></font></span></font></span></font></span></font></span></font></span></span></p>
<p></font></span></font></span></font></span></font></span></font></span></span></font></span></font></span></font></span></span></p>
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		<title>La musica di merda, la massa e i Finley</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 14:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grappaevvinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[boy band]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Cecchetto]]></category>
		<category><![CDATA[Finley]]></category>

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		<description><![CDATA[Da molto tempo penso ad una cosa: a come certe persone si arricchiscano facilmente sfruttando la massa. Soprattutto in ambito musicale.
Per massa intendo un insieme quantitativo di individui, aventi caratteristiche comuni e attitudini similari.
La musica, si sa, è un fenomeno di massa:chiunque ascolta musica, nessuno sfugge. Ciò che manca, soprattutto (e ripeto sopratutto) in Italia, è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=6&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Da molto tempo penso ad una cosa: a come certe persone si arricchiscano facilmente sfruttando la <strong>massa</strong>. Soprattutto in ambito musicale.<br />
Per <strong>massa</strong> intendo un insieme quantitativo di individui, aventi <strong>caratteristiche comuni e attitudini similari</strong>.</p>
<p align="justify">La musica, si sa, è un fenomeno di massa:chiunque ascolta musica, nessuno sfugge. Ciò che manca, soprattutto (e ripeto sopratutto) in Italia, è una <strong>cultura musicale</strong>:ed è proprio questo che rende il nostro paese terra di conquista per boy band di bellocci e mostruosità varie.</p>
<p align="justify">Per fare i soldi con la musica, non occorre molto: bastano 3-4 ragazzi di aspetto semi-decente e di scarse doti, un paio di canzonette del cazzo e una buona campagna pubblicitaria. E il gioco è fatto.<br />
Prendiamo i <strong>Finley</strong>, ad esempio:avevano già i primi due requisiti che ho sopraelencato, gli mancava giusto il terzo. A questo ha sopperito <strong>Claudio Cecchetto</strong>, noto produttore discografico, che li ha notati ed ha subito capito che avrebbe presto potuto trasformarli in una macchina da soldi.</p>
<p align="justify">Come?Dandogli in mano un singolo spaventosamente commerciale e scontato, in grado però di conquistare <strong>larghe fette di pubblico adolescenziale</strong>, ben predisposto a cagate di questo tipo, e pompandoli con spot e apparizioni varie.<br />
Il risultato?<strong>Disco di platino, tour da 60 date italiane</strong>, e, da quest&#8217;anno, <strong>nuovo album e tour europeo</strong>. Il tutto condito da folle adoranti che ineggiano a loro in ogni parte d&#8217;Italia.</p>
<p align="justify">Tutto questo grazie all&#8217;immensa ondata di ignoranza e stupidità che ha contagiato il nostro paese. Tutto grazie a <strong>TRL, Top Of The Pops, CDLive, Festivalbar </strong>e compagnia bella.</p>
<p align="justify">Band come i <strong>Blue</strong>, Backstreet Boys, Take That, Spice Girls, Black Eyed Peas, Tokio Hotel, Maroon 5, i micidiali <strong>Studio 3</strong> (per loro stessa storia dei Finley, anche se loro, gli Studio 3, sono molto, ma molto peggio) o <strong>mostri solisti</strong> come Gwen Stefani, <strong>Tiziano Ferro</strong>, Meneguzzi, Mondo Marcio (e dico questi solo per citarne alcuni, potrei andare avanti per ore) in Italia spopolano, hanno adorazione e venerazione.<br />
E, soprattutto, portano un <strong>mucchio di soldi</strong> in tasca agli &#8220;artisti&#8221; che le compongono e agli agenti a cui fanno capo (i quali hanno tutta la mia ammirazione).</p>
<p align="justify">Tutto questo riguarda anche ad <strong>altri campi</strong>, come il cinema e la letteratura (si pensi ai vari &#8220;tre metri sopra il cielo&#8221; e al mitico Scamarcio) producendo i medesimi effetti.</p>
<p align="justify">La verità è che la maggioranza dei giovani è assolutamente <strong>ignorante e stupida</strong>, e quei pochi furbi che ci sono ne approfittano.</p>
<p align="center">Qui, voglio riportare uno dei massimi esempi di come una &#8220;canzone&#8221; mostruosa possa avere successo ed essere passata continuamente in radio e in tv: è il <strong>duetto Finley-Mondo Marcio</strong>, a mio avviso una delle cose più abominevoli di sempre.<br />
Ovviamente, al <strong>Festivalbar.</strong> E dove, sennò.</p>
<p align="center"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://grappaevvinci.wordpress.com/2007/12/04/la-musica-di-merda-la-massa-e-i-finley/"><img src="http://img.youtube.com/vi/DmeiaYKF2gc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Il signoraggio e Beppe Grillo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 14:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grappaevvinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[signoraggio]]></category>
		<category><![CDATA[soldi]]></category>

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		<description><![CDATA[sponsored by:  http://milanellobianco.blogspot.com/
Signoraggio.
Una parola che a molti di voi, o meglio, alla quasi totalità di quelli che visitano questo blog, non dice assolutamente niente.
Beh, il perchè è presto detto:nessuno, e ripeto, nessuno, ne parla.
La tv, i giornali, le radio e compagnia bella, su questo argomento, tacciono. Persino il Messia Beppe Grillo, da ormai quasi 10 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=5&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">sponsored by: <a href="http://milanellobianco.blogspot.com/"> http://milanellobianco.blogspot.com/</a></p>
<p align="justify"><strong>Signoraggio.</strong></p>
<p align="justify">Una parola che a molti di voi, o meglio, alla quasi totalità di quelli che visitano questo blog, non dice assolutamente <strong>niente</strong>.<br />
Beh, il perchè è presto detto:nessuno, e ripeto, <strong>nessuno</strong>, ne parla.<br />
La tv, i giornali, le radio e compagnia bella, su questo argomento,<strong> tacciono</strong>. Persino il Messia <strong>Beppe Grillo</strong>, da ormai quasi 10 anni, <strong>evita </strong>questo argomento.</p>
<p align="justify">Ma, direte voi, cos&#8217;è questo signoraggio?</p>
<p align="justify">Eccovi una risposta esauriente.</p>
<p align="justify">(da www.signoraggio.info)<br />
<strong><br />
Cos&#8217;è il Signoraggio monetario ?<br />
</strong>Ufficialmente non esiste. Nessuno ne parla. Eppure è un qualcosa che sta facendo sprofondare l&#8217;intero pianeta nel debito, giorno dopo giorno, inesorabilmente. Quante volte abbiamo sentito parlare di debito pubblico, commerciale, di debito dei paesi in via di sviluppo, ecc. Ma debito nei confronti di chi ? Cosa lo provoca ? E soprattutto: cos&#8217;è questo Signoraggio ?<br />
Il Signoraggio è la differenza tra il valore nominale della moneta e il suo costo di produzione.<br />
La moneta, come ogni bene tangibile, ha un suo costo di produzione: per le banconote pensate a carta e inchiostri; per le monete di metallo pensate alle leghe. Ma nonostante ciò, la stampa e quindi l&#8217;emissione di moneta costa pochissimo, anche perché dal 15 agosto 1971, Nixon eliminò la convertibilità delle monete in oro, affossando per sempre gli accordi di Bretton Woods del 1944.<br />
Quindi l&#8217;emissione di moneta da oltre trent&#8217;anni non ha più bisogno di un controvalore in metallo prezioso (oro, argento o rame).<br />
Facciamo un esempio numerico: stampare un biglietto da 100 euro costa, più o meno, 5 centesimi di euro (tra carta e inchiostri) ! Una sciocchezza, vero ? Ebbene questa banconota, che costa solamente 0,05 euro, viene «affittata» agli Stati al valore nominale, cioè a 100 euro ! Questa differenza è il Signoraggio !<br />
La società privata che stampa ed emette la moneta in pratica &#8220;guadagna&#8221; per ogni banconota emessa la bellezza di 99,95 euro (tolte le spese di stampa) mentre lo Stato, sempre per ogni banconota, s&#8217;indebita di 100 euro ! Sapete qual è il nome di questa società privata che s&#8217;incamera il Signoraggio ? Banca Centrale.<br />
Per essere pignoli, allo Stato quella moneta costa ancora di più per via del «tasso di sconto» (il costo cioè del denaro tra Banca Centrale e banca locale) che oggi è del 2%. Per cui la banconota da 100 euro, allo Stato costa la bellezza di 100 euro + 2 euro (pari al tasso del 2%) e quindi 102 euro !!!<br />
Siamo o non siamo alla follia pura ? Lo Stato paga alla Banca Centrale l&#8217;affitto di questa moneta con Titoli di Stato, e pertanto s&#8217;indebita in maniera spropositata e continuativa nei suoi confronti.<br />
Noi paghiamo questo debito con le tasse.<br />
Lo Stato in definitiva monetarizza il proprio debito, e questo debito continuerà a crescere giorno dopo giorno, anno dopo anno.<br />
Nessuno con un simile sistema potrà mai semplicemente pensare di uscire dal debito, figuratevi i Paesi in via di sviluppo.<br />
E se fosse lo Stato a stamparsi la moneta e a tenersi il Signoraggio ? Non esisterebbero più le tasse.<br />
Non sarebbe bella una società priva di tasse ? Una società dove le persone lavorano il minimo indispensabile e non si ammazzano per sopravvivere come accade oggi ? Utopia ? Per qualcuno sì, per me si chiama Sovranità monetaria, quella che ci hanno tolto alcuni frammassoni da molto tempo, e cioè almeno da quel lontano 27 luglio 1694.</p>
<p align="justify">Pretendere di conoscere l&#8217;Economia senza conoscere la Moneta, equivale a pretendere di conoscere un&#8217;auto senza conoscerne il motore. E senza motore, l&#8217;auto non parte. Per questa fondamentale funzione che essa svolge, nella nostra disamina della scienza economica abbiamo ritenuto necessario partire dal concetto di Moneta, ed in particolare dal concetto che più di tutti mostra la natura convenzionale del valore monetario: il Signoraggio.</p>
<p align="justify">Il Signoraggio è un concetto che merita di essere approfondito data la sua importanza per ogni società i cui scambi sono basati su una Moneta. In sintesi, è la differenza tra il valore nominale della Moneta ed il suo costo di produzione. Tale differenza, data la natura istituzionale della Moneta, dovrebbe spettare ai cittadini i quali attraverso un organo che li rappresenta dovrebbero emettere la stessa moneta.</p>
<p align="justify">E&#8217; chiaro il concetto?</p>
<p align="justify">Questi simpatici signori producono <strong>dal nulla</strong> moneta e la rivendono, guadagnandoci l&#8217;<strong>intero</strong> valore nominale (ed anche qualcosa di più), agli Stati, che, per far fronte a questo debito, impongono delle <strong>tasse</strong>.<br />
Ora (parlo per quei pochi eletti che sono riusciti ad arrivare fino a qui) ci terrei a precisare che il signoraggio è un fenomeno <strong>globale</strong>, non riferito unicamente all&#8217;Italia.</p>
<p align="justify">L&#8217;unico mezzo per conoscere tutto ciò è Internet, in quanto i media di tutto il mondo non sembrano avere interesse alcuno a rendere noto il significato di questa parolina magica.<br />
Lo stesso <strong>Beppe</strong>, che da qualche mese è acclamato dal popolo come un <strong>sommo profeta</strong>, ha deciso di <strong>non</strong> occuparsene più.<br />
Nel 1998, il Grillo in un suo spettacolo però ne parlava eccome;quindi, i fatti li conosce, e anche piuttosto bene.<br />
Il perchè non ne parli più lo si può evincere da alcune sue parole:</p>
<p align="justify">&#8220;Questo per la gente è troppo. Se è troppo, la gente si spaventa perchè non lo capisce&#8221;.<br />
Quindi questo problema non è funzionale ai suoi discorsi da piazza, e dunque lo evita.<br />
Aggiungo anche che la parola &#8220;signoraggio&#8221;, sul suo blog, è <strong>censurata</strong>.</p>
<p align="justify">P.S.<br />
per chi vuole, ci sono pure i video</p>
<p align="center">Grillo nel pieno dell&#8217;illuminazione</p>
<p align="center"><strong><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://grappaevvinci.wordpress.com/2007/12/04/il-signoraggio-e-beppe-grillo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/CJJ9rzReXso/2.jpg" alt="" /></a></span></strong></p>
<p align="center">Antonio Miclavez su Beppe Grillo</p>
<p align="center"><strong><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://grappaevvinci.wordpress.com/2007/12/04/il-signoraggio-e-beppe-grillo/"><img src="http://img.youtube.com/vi/XVF_m_Uf3O0/2.jpg" alt="" /></a></span></strong></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/grappaevvinci.wordpress.com/5/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/grappaevvinci.wordpress.com/5/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/grappaevvinci.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/grappaevvinci.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/grappaevvinci.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/grappaevvinci.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/grappaevvinci.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/grappaevvinci.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/grappaevvinci.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/grappaevvinci.wordpress.com/5/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/grappaevvinci.wordpress.com/5/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/grappaevvinci.wordpress.com/5/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=5&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Il mio primo post. Uhhh.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 14:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grappaevvinci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Esordio]]></category>

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		<description><![CDATA[Salve, mondo. Questo è il mio blog. Lo so, lo so:è quanto di più bello ed elegante ma allo stesso tempo pratico e funzionale abbiate mai visto. Non c&#8217;è nemmeno bisogno che me lo diciate:so già tutto.
Questo blog conterrà frattaglie varie come le mie storie, i miei articoli sulla mia gloriosa squadra di calcetto, le mie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=4&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="justify">Salve, mondo. Questo è il mio <em>blog.</em> Lo so, lo so:è quanto di più bello ed elegante ma allo stesso tempo pratico e funzionale abbiate mai visto. Non c&#8217;è nemmeno bisogno che me lo diciate:so già tutto.</p>
<p align="justify">Questo blog conterrà<strong> frattaglie</strong> varie come le mie storie, i miei articoli sulla mia gloriosa squadra di calcetto, le mie riflessioni su temi svariati ed eventuali, i video che piacciono a me, le canzoni che piacciono a me, i film, i libri e i telefilm che prediligo. Tutta roba mia, insomma.</p>
<p align="justify">Già, perchè di voi non mi interessa molto:anzi, proprio<em> niente</em>. Mi interessa solo sfogarmi su questa pagina, sperando che non mi bannino. Mi interesserebbe anche <strong>tirar su qualche soldo</strong> con Adsense, ma a quanto pare su WordPress ciò non è permesso. Che palle.</p>
<p align="justify"><em>Saluti.</em></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/grappaevvinci.wordpress.com/4/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/grappaevvinci.wordpress.com/4/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/grappaevvinci.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/grappaevvinci.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/grappaevvinci.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/grappaevvinci.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/grappaevvinci.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/grappaevvinci.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/grappaevvinci.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/grappaevvinci.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/grappaevvinci.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/grappaevvinci.wordpress.com/4/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=grappaevvinci.wordpress.com&blog=2254534&post=4&subd=grappaevvinci&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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